Visita alla mostra "COURBET E LA NATURA

Gli studenti della classe VA, indirizzo turismo, dell’I.I.S. “De Amicis”, si sono recati, in data 10 dicembre 2018, a Palazzo dei Diamanti a Ferrara, per visitare la mostra “COURBET E LA NATURA”, accompagnati dalle docenti Divincenzo Valentina e Cristina Ferrari.

La prestigiosa retrospettiva, cinquant’anni dopo quella di Roma, dedica al maestro di Ornans, ”padre del Realismo”, una selezione di opere straordinarie, provenienti sia da musei internazionali, sia da collezioni private, che ci restituiscono la sua intensa attività artistica, profondamente innovativa, espressione del  clima culturale europeo alla metà del XIX secolo.

 

 

 Nella mostra di Ferrara i dipinti non vengono proposti  in ordine cronologico,  bensì in sezioni tematiche, con una narrazione che si snoda  tra i soggetti cardine della sua produzione paesaggistica, facendo cogliere al visitatore il rapporto tra la sua arte e l’ispirazione derivante dal confronto con la natura.
Gli scenari naturali di Ornans e della regione della Franca-Contea sono raffigurati nei primi dipinti che ci accolgono nel percorso espositivo: l’altopiano calcareo, il fiume Loue che s’inerpica tra vallate profonde, la sua sorgente tra le grotte umide e le stratificazioni geologiche delle rocce, le vallate, i ruscelli, il selvaggio sottobosco, i boschi oscuri che schiariscono e sfumano sulle pareti rocciose dei monti.
In una lettera Courbet scrisse: “Per dipingere un paesaggio, bisogna conoscerlo. Io conosco la mia terra e la dipingo”. Dichiarazione di adesione al dato reale, osservato “en plein air”, nelle sue quotidiane passeggiate, immerso nella natura, vissuta con grande passione, vista e descritta con rara sensibilità. I dipinti svelano un rapporto identitario ininterrotto, che legò Courbet a quei luoghi per tutta la vita. Geografia intima ed emozionale.
“La quercia di Flagey” è un’opera sorprendente per la ricchezza del colore e la potenza visiva, le fronde dell’albero sembrano quasi animarsi ai nostri occhi, la forza del tronco secolare evoca la nascita dell’artista e allude metaforicamente al suo genio creativo. Courbet così scriveva al suo mecenate Alfred Bruyas: ”Ho fatto nella mia vita parecchi ritratti di me stesso via via che mutava la mia situazione spirituale. In una parola, ho scritto la mia autobiografia”.
L’”Autoritratto col cane nero” ci rivela la sua abilità di “ritrattista dal vero”, non solo per la resa realistica delle figure e della natura, ma per la singolare capacità di saper interpretare la sua personalità, di leggere il paesaggio, insieme vicino e lontano, dipinto tra la roccia in primo piano e la valle sullo sfondo, con il cielo modulato dalle nubi, indistinto dalla linea dell’orizzonte: autobiografia del legame fisico e sensoriale con la sua terra. Viaggiò e soggiornò in diversi  luoghi  che furono fonte d’ispirazione per molti dei suoi quadri,  in ogni stanza della mostra si possono trovare dei pannelli alle pareti che ci segnalano la collocazione geografica dei luoghi dove ha vissuto e dipinto, gli stessi  raffigurati nelle opere esposte. Scelta apprezzabile, in sintonia con lo spirito dell’artista. 
Nelle sale successive i paesaggi di mare in tempesta ci sorprendono, le onde, che si increspano con una consistenza solida, sono definite da una materia cromatica corposa, ci cattura la loro energia e la loro plastica vitalità.
Courbet  utilizza tecniche che sconvolgono le regole codificate del suo tempo ed esaltano l’autenticità delle forme: spatola, stracci, dita delle mani. Siamo travolti dalla  forza metamorfica della natura. In alcune opere il mare è calmo e il cielo si impone sulla linea dell’orizzonte, mentre la luce trascolora dal giorno alla notte,  seguendo le vibrazioni intime dell’anima. 
Nel percorso della mostra vi sono  dipinti  che rappresentano scene di caccia, alcune tra paesaggi innevati, con cieli oscurati dalle nuvole, dove un manto bianco copre tutto, lasciando spazio ad effetti coloristici di luce e di ombra,  proiettati sul terreno candido, che creano una sapiente  profondità atmosferica e spaziale. Sembra di sentire la consistenza della neve, la sua leggerezza, il profumo, lo spessore, i rumori soffocati della natura, ammorbidita nei suoi tratti. Opere assolute per potenza e bellezza.
Tempus fugit: ci rendiamo conto di dover raggiungere  la stazione dei treni in quindici minuti. Record da guinness dei primati. Sul treno ognuno di noi ripensa silenziosamente a quei paesaggi, già incantevoli luoghi dell’anima.

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                                                                                                                    Gli studenti della classe VA Turismo.

                                                                                L’insegnante di storia dell’arte e del territorio: Cristina Ferrari.

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